giovedì 26 febbraio 2015

Madonna cade dal palco ai Brit Awards




La caduta di Madonna dal palco dei Brit Awards ha subito suscitato una serie di sghignazzamenti e prese in giro. Quella che doveva iniziare come una performance in pieno stile queen of pop è invece iniziata con un flop. Beh, non del tutto in fondo. Visto che nonostante la figuraccia lei, l'Inarrestabile, si è rialzata e ha ripreso a cantare e ballare come se niente fosse, riuscendo in questo modo a cancellare l'offesa subita (che poi non è colpa del ballerino come dicono in molti, non è semplicemente riuscita a slacciare il mantello come si deve).
Significativo poi che sia caduta proprio alla strofa in cui dice "I fell into your arms" ovvero "sono caduta fra le tue braccia" e che poco dopo nel testo continui con "Lifted me up and watched me stumble (Mi hai portata in alto e poi mi hai guardato inciampare)".
Una caduta capita a tutti e prima o poi bisognava aspettarselo anche da lei. Non è da tutti però riprendersi con tanta determinazione dopo una botta del genere. Ma d'altronde lo dice anche in Living for love: "Not giving up, I'm gonna carry on... not gonna stop (Non mollerò, andrò avanti... non mi fermerò)".
Tra circa una settimana l'uscita del suo nuovo album "Rebel Heart" (anche se in realtà è uscito in leak già da qualche settimana). Vedremo se quest'album non deluderà le aspettative dei fan rivelandosi una caduta di stile. Oops! M'è sfuggito. Vabbè dai, permettiamoglielo. Dopo i suoi trentadue anni di carriera encomiabile direi che un piccolo errore ci sta. E diciamolo pure, è stata una performance degna dei bei vecchi tempi.



Il video completo della performance:









martedì 24 febbraio 2015

Recensione del libro "La vergine e lo zingaro" di H.D. Lawrence



H.D. Lawrence, autore del celeberrimo romanzo "L'amante di Lady Chatterley", ha una scrittura molto limpida e asciutta. Grazie a descrizioni paesaggistiche non troppo pompose riesce a delineare lo scenario in cui si muovono i suoi personaggi e per mezzo dei dialoghi fra questi ultimi riusciamo a scorgere le varie sfumature che li costituiscono.
In questo romanzo breve (o racconto lungo che dir si voglia) del 1930 ci descrive le vicende della giovane Yvette, figlia di un predicatore con una separazione alle spalle. Trasferitasi a Papplewick la famiglia di Yvette si presenta come un'accozzaglia di persone mal assortite. La sorella Lucille, ribelle quanto lei, è leggermente più responsabile ma non vuole ancora prendere marito ed è convinta che bisogna divertirsi prima di compiere una scelta tanto azzardata. La zia Cissie è un'arpia che odia a morte Yvette per la sua spontaneità e ingenuità, nonché per la sua indifferenza per i sentimenti altrui. La Mater, ovvero la nonna, è un fungo rinsecchito che non fa che brontolare e criticare la qualunque cosa non circoli nello spazio delle sue conoscenze e convinzioni. Infine il vicario, padre di Yvette e Lucille, è un uomo vigliacco, abbandonato dalla moglie, che teme possa essere odiato e abbandonato allo stesso modo dalle figlie.
L'incontro di Yvette con la comunità di zingari insidiatasi non molto distante dalla sua contea, stravolgerà le sue convinzioni sulla moralità e sull'amore, in conflitto fra istinto e costrizioni sociali.
Un bel libro anche se breve, scorre veloce in dieci capitoli striminziti. A mio parere Lawrence avrebbe potuto svilupparlo ulteriormente, specialmente verso la fine che diventa forse un po' troppo frettolosa. Ma Lawrence è Lawrence e non gli si può dir niente.

Autore: David Herbert Lawrence
Anno: 1930
Genere: narrativa, romanzo breve, romanzo di formazione
Punteggio: 5 stelle


Fab Draka

PRINCIPI AZZURRI A LUCI ROSSE, ESTRATTO #6



Mi chiamo Trent, ho ventiquattro anni e di uomini ne conosco a bizzeffe. E quando dico “conosco” intendo proprio in senso biblico.
Sono omosessuale, di bell’aspetto e piuttosto giovane per il lavoro che ormai svolgo da anni. Molti mi definiscono col termine gigolò, altri invece escort, accompagnatore, prostituto e tante altre varianti che non sto qui a elencare.
A me piace la definizione che mi diede una volta un cliente: “puttano d’alta classe”. [...]
Ho una lista di clienti parecchio lunga, alcuni dei quali sono ormai degli habitué con cui vado a letto da anni, altri sono invece più recenti. I nuovi arrivi li chiamo io, perché come i vestiti di poco valore li indossi qualche volta e dopo li sostituisci con qualcos’altro di nuovo. Di solito, infatti, questi si fanno una sveltina e poi spariscono.
C’è una grande differenza tra i clienti abituali e i nuovi arrivi. Questi ultimi ti contattano, ti pagano, ti scopano. Tutto finisce qui. Con gli abituali instauri invece un rapporto speciale, sono più premurosi, ti viziano, ti coccolano, ti amano, ma tu non ami loro e non glielo fai capire. Ti portano in vacanza, ti fanno partecipare a grandi feste senza mai lasciarti passare per un prostituto, al massimo per il loro compagno o al limite un “nipote”.

Tratto da: "Principi azzurri a luci rosse".


#FabDraka #PrincipiAzzurriLuciRosse

lunedì 23 febbraio 2015

Recensione: "Antichrist" di Lars Von Trier



Un film inquietante, claustrofobico per certi versi, sicuramente incisivo per tematica ed espressione visiva. Molte sono le scene di sesso (talvolta anche ingiustificate e dovute prettamente a crisi isteriche improvvise) di cui una molto esplicita all'inizio del film, che si apre proprio col rapporto sessuale tra i due protagonisti, accompagnati dall'aria di Handel "Lascia ch'io pianga".
Divisa in capitoli, con un prologo e un epilogo, Von Trier ci racconta la storia disturbata e disturbante - su questo il regista pare essere un maestro - di una coppia addolorata dalla perdita del figlio. Un racconto che si intreccia con le vicende delle streghe perseguitate e uccise, con la malignità della natura e con l'oscurità dell'animo umano. Una trama portata all'estremo che procura un forte senso di inquietudine e malessere.
Vista la presenza di scene forti la visione è consigliata a un pubblico adulto e poco impressionabile.

Titolo: Antichrist
Regia: Lars Von Trier
Anno: 2009
Paese: Danimarca
Durata: 108 minuti
Genere: Thriller, horror, drammatico
Attori: Charlotte Gainsbourg, Willem Dafoe



Fab Draka

domenica 22 febbraio 2015

PRINCIPI AZZURRI A LUCI ROSSE, ESTRATTO #5


Si avvicinò lento, lasciò cadere la birra sul prato e prendendomi alla sprovvista mi tirò per le spalle e mi spinse contro la quercia. «Tu mi piaci» sussurrò buttandosi su di me con tutto il suo peso. Mi baciò con violenza sulla bocca, impedendomi così di chiedere aiuto.
Spalancai gli occhi, non riuscivo a credere che stesse accadendo. Mi dimenai per liberarmi ma lui mi teneva stretto contro l’albero. A quel punto lo respinsi con violenza e mi pulii la bocca. Stavo tremando. [...]
Si avvicinò di nuovo e io arretrai d’istinto, ma quella volta mantenne un atteggiamento più tranquillo. Mi prese il mento tra le dita. «Non puoi nemmeno immaginare quanto ti desidero...» disse a pochi centimetri dal mio viso.
Lo guardai dritto negli occhi - ero paralizzato dalla paura - quindi spostai il volto altrove, ma lui non si arrese. Anche se quel gesto avrebbe dovuto fargli intendere il mio disinteresse, lui continuò a fissarmi. Potevo sentire i suoi occhi su di me quasi fossero capaci di toccarmi.


tratto da: "Principi azzurri a luci rosse", capitolo 1.

http://ilmiolibro.kataweb.it/schedalibro.asp?id=875537

#FabDraka #PrincipiAzzurriLuciRosse


venerdì 20 febbraio 2015

AMARSI OLTRE LA MORTE - Il video delle Iene sulla storia di Walter ed Emanuel



Un video commovente che tutti dovrebbero guardare per comprendere quale sia la difficile realtà delle coppie non riconosciute dallo stato italiano. Una storia d'amore che va oltre i confini della vita.
"Sono Walter e sono ricoverato ad Aviano per un linfoma che mi sta separando dal mio compagno... Non abbiamo tutele se non il cuore enorme di mio papà... Se la malattia e voi me ne date il coraggio, vorrei far capire che amore è amore, assistenza è assistenza, diritto è diritto e una lacrima è una lacrima."
Questo il messaggio che Walter invia alle Iene per parlare della propria storia. Un messaggio per tutti quanti, per la gente che non comprende altri tipi di amore, per il governo che rimanda costantemente la questione delle unioni omosessuali, per noi tutti per capire quanto a fondo ci si possa e debba amare nella vita di tutti i giorni.


giovedì 19 febbraio 2015

TACCHETTO 12 - CAPITOLO 9: L'UNIONE FA LA FORZA

Il nono capitolo del romanzo d'appendice "Tacchetto 12". Tutto da gustare :)

9
L'UNIONE FA LA FORZA



I ragazzi si erano dati appuntamento al campetto del primo allenamento. Cesare aveva previsto di prenderlo in affitto due giorni a settimana per tre ore pomeridiane, e anche se quel pomeriggio non avevano allenamenti in programma, Antonio aveva insistito molto inviando a tutti un messaggio per incontrarsi. Sembrava una cosa davvero urgente tanto non stava nella pelle.
Quando al campo si erano ritrovati tutti tranne lui, avevano cominciato a pensare che fosse uno scherzo o qualcosa del genere. Poi lo videro spuntare all’improvviso. Non aveva la tuta e portava con sé una grande busta nera, di quelle usate per l’immondizia.
«Non vorrai giocare così spero» gli disse Cesare alludendo ai suoi jeans e stivaletti.
Antonio sorrise. «Ho qualcosa di meglio» rispose. «Ho una sorpresa per voi» aggiunse frugando dentro la busta. Ne tirò fuori una maglia da calcio. Era dai colori sgargianti, quasi del tutto blu con le maniche e i lati fucsia, il colletto viola e numero e nome scritti dietro in bianco.
«Una maglia?» chiese scettico Manolo.
«La nostra maglia!» esclamò vivace Antonio. «Le ho fatte io. Non ho pensato ad altro questa settimana.»
Alessandro lo osservò e provò un senso di sollievo. Ora si spiegava il motivo per cui quella settimana era stato evasivo e distante, pensava fosse dovuto al loro battibecco.
Gli andò incontro, seguito da Cesare e poi tutti gli altri. Ognuno prese la propria e in molti capirono il motivo di quelle occhiate insistenti e delle domande indiscrete sulle misure del cavallo, fianchi, ecc...
Cesare lo fissò, il suo sguardo era acceso, entusiasta. Sorrise visibilmente contento mentre teneva fra le mani la maglia di Antonio, quindi gliela consegnò come in un cerimoniale ufficiale.
«Non mi sono scordato di te, mister» disse il ragazzo frugando ancora dentro la busta. Cesare lo guardò sorpreso e gli vide tirar fuori una sciarpa di lana fatta a mano con gli stessi colori delle maglie.
«Questa non l’ho fatta io, ma mia sorella. Lei mi ha dato una mano anche con i modelli delle maglie.»
«Ti ringrazio di cuore Antonio. È bellissima.»
«Ora siamo una vera squadra» disse il ragazzo tendendo la sua maglia come uno stendardo.
«Perché hai scelto proprio questi colori?» chiese Manolo con sdegno.
«Perché ho pensato che i colori della bandiera bisex fossero più adatti alla nostra squadra» rispose titubante Antonio.
«E perché scusa? Siamo tutti gay no?» chiese Davide. «O c'è qualche bisex?»
Antonio rivolse una veloce occhiata a Fabrizio e questi gli fece segno di non preoccuparsi.
«In effetti io non sono gay» confessò.
«Si vede, sei il più macho fra tutti» replicò Manolo. Cesare gli rivolse un'occhiataccia di disapprovazione. «Che c'è? È vero.»
«Intende dire che è etero» fece Alessandro col dente avvelenato.
I ragazzi guardarono confusi Fabrizio e questi assentì col capo. Erano tutti sbalorditi.
«Davvero Fabrizio?» chiese Cesare incredulo. Il ragazzo annuì nuovamente. «E nonostante tutto sei stato disposto a giocare in una squadra gay col rischio di essere confuso per uno di noi?»
«Il calcio è tutto per me. Non potrei vivere senza. E poi mica siete degli appestati, all'inizio devo essere sincero, un po' paura ce l'avevo, ma poi mi sono reso conto che non avete nulla di diverso da me, beh a parte che vi piace il...»
«Ma è fantastico! Questo è un grande segno di accettazione e tolleranza nei nostri confronti» esclamò entusiasta Cesare.
«Spero che questo non cambi le cose.»
«Assolutamente. Sei sempre stato gentile e rispettoso con noi e faremo altrettanto. Vero ragazzi?» li incitò con foga.
«Sì!» esclamarono in coro.
Recandosi agli spogliatoi tutti contenti si scambiarono pareri sulla divisa. Seppure non tutti i membri fossero d’accordo sui colori scelti da Antonio, si trovarono subito d'accordo sulla qualità del tessuto: traspirante, leggero, elasticizzato. Si resero conto che avrebbero giocato molto più agilmente che con le tute usate prima e il fatto di dare davvero l'impressione di essere una squadra li entusiasmava. Antonio aveva fatto davvero un ottimo lavoro.
Poi cominciarono a spogliarsi mettendo in mostra i fisici snelli e scolpiti. Fabrizio aveva muscoli scultorei, degni di una statua greca. Era l'unico insieme a Manolo a essere muscoloso. Antonio non gli aveva staccato gli occhi di dosso per nemmeno un attimo. Gran parte dell'urgenza dell'incontro era dovuta anche a quello.
«Se continui a fissarlo così lo farai sentire a disagio e finirai col farti fuoriuscire gli occhi dalle orbite» gli disse Alessandro sottovoce avvicinandosi a lui. Non si era ancora tolto la maglietta, quasi fosse restio nel mostrarsi a petto nudo.
«Con te non ci parlo» rispose seccato Antonio spostando lo sguardo verso la propria sacca. «Non sei stato carino a spifferare tutto in modo così indelicato.»
«Ma lo stava già dicendo lui... E poi pensavo ti fosse passata l'arrabbiatura.»
«Dimentichi in fretta. Io no. Devo cambiarmi, lasciami in pace.»
Alessandro deluso e amareggiato si spostò poco più in là e cominciò a spogliarsi. I ragazzi nel vederlo rimasero sorpresi. Vedendolo sempre completamente in tuta lo immaginavano fiacco e gracilino, invece anche lui - seppure appena percettibilmente - possedeva un fisico snello e asciutto.
«Però!» commentò Davide lisciandogli l'addome con un dito. «Chi l'avrebbe mai detto?»
Manolo avvampò di rabbia e Alessandro arrossì indossando velocemente la maglia.
Rimasero ancora più sorpresi nel vedere proprio Davide, che era quasi interamente ricoperto di tatuaggi. Su spalle e tricipiti aveva due tigri e una geisha in posa sensuale. Sulla scapola un angelo rannicchiato su se stesso attorno al quale era avvinghiato un serpente che scendeva giù sul dorsale quasi fino all'insenatura dei glutei. Sui pettorali aveva invece tatuato un colibrì e il volto di un bambino.
«Accidenti!» esclamò Alessandro. Fabrizio mostrò quindi il proprio tatuaggio: una pantera che sbucava fuori dai boxer per metà.
«E se uno volesse vedere l'altra metà?» chiese con malizia Antonio.
«Basta chiedere» rispose Fabrizio abbassando leggermente i boxer. Antonio strabuzzò gli occhi.
«Bel... bel tattoo» riuscì a commentare soltanto.
«Anch'io ne ho uno, ma è piccolissimo» mostrò il polso, su cui era tatuato un ideogramma giapponese che significava "lotta".
«Lo avevo già notato» disse Davide. «Come avrai capito amo i tatuaggi» aggiunse indossando la divisa. Oltre alla maglia Antonio aveva anche creato i pantaloncini. Erano del tutto fucsia con il solo bordo blu sulle cosce.
Anche se a primo impatto dava l'impressione di una divisa poco mascolina, indossandola si resero conto che l'effetto era invece del tutto inaspettato. Ci si trovarono subito a loro agio, anche Fabrizio - che in un primo momento era stato un po' restio e che solo per non fare dispiacere ad Antonio aveva acconsentito a indossarla.
Iniziarono una partita, questa volta Fabrizio avrebbe giocato in squadra con Davide, Manolo con Alessandro. Cesare aveva notato un certo astio tra i giocatori e aveva ben pensato di usarlo per incentivare i ragazzi a battere il proprio avversario.
Il gioco fu infatti abbastanza accanito. Gli attacchi di Fabrizio e Manolo non intaccarono particolarmente la difesa costituita da Alessandro e Davide. Finì in parità, anche perché Antonio sembrava ancora particolarmente impacciato nell'evitare i tiri in porta di Fabrizio e soprattutto di Manolo, di cui non aveva ancora dimenticato l'onta subita.
Cesare tuttavia continuava a provare una certa difficoltà nell'addestrare una squadra così poco numerosa, così a fine partita si riunirono negli spogliatoi per una riunione.
«Ragazzi, abbiamo bisogno di più organizzazione. Ve lo chiedo per piacere. Chiedete in giro tra amici e conoscenti. Ci serve più gente per giocare. Avete visto anche voi quanto sia complicato continuare così.» Fece una pausa e parve voler raccogliere i pensieri. «Io sto cercando di fare del mio meglio per trovare una squadra avversaria con cui gareggiare, ma l'Arcigay non mi sta dando molto aiuto a riguardo e al momento non ho altre risorse. Per cui vi chiedo di fare uno sforzo. Sarò poi io a valutare la serietà di chi porterete, ma vi chiedo una mano. È nel vostro stesso interesse. Giocheremo meglio una volta che saremo aumentati di numero. E vi prometto che mi impegnerò al massimo affinché questa squadra arrivi ad alti livelli.»
Tese una mano sospesa a mezz'aria.
«Siete con me?» chiese fiducioso.
Fabrizio poggiò la mano sulla sua e gli fece un occhiolino. Antonio lo seguì e fece lo stesso.
«Sono con te» rispose Alessandro aggiungendo la sua.
«Anch'io» fece Davide.
Tutti osservarono Manolo. Se ne stava in disparte, assorto nei suoi pensieri, guardando quel mucchio di mani accavallate. Fissava quella di Davide che sovrastava su tutte e sospirò.
«Sei con noi, querido?» chiese dolcemente Cesare destandolo dai suoi pensieri.
Manolo lo fissò dritto negli occhi, poi spostò lo sguardo sui ragazzi e infine su Davide.
«Joder, seguro que sì!» Appoggiò la sua mano su quella di Davide provando un brivido lungo la schiena. I due si scambiarono un'occhiata fugace, poi rivolsero lo sguardo verso il gruppo.
«Uno per tutti, tutti per uno» disse Cesare con orgoglio osservando ognuno di loro.


#FabDraka #Tacchetto12 #GayCalcio